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Il Rito superaccelerato appalti abrogato dal Decreto Sblocca Cantieri

 

Il Decreto Sblocca Cantieri ha abrogato i commi nn. 2 bis e 6 bis dell’art. 120 Codice del Processo Amministrativo (D.Lgs. n. 8104/2010). 

L’art. 1, comma 4, del Decreto Sblocca Cantieri ha eliminato i commi che sancivano l’immediata impugnazione, entro 30 giorni, dei provvedimenti relativi all’ammissione alle gare per motivi inerenti ai requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico professionali, disciplinando uno specifico e accelerato procedimento in camera di consiglio.

La previsione del rito, c.d. super accelerato, di cui all’articolo 120, comma 2 bis, per l’impugnativa dei provvedimenti di esclusione o di ammissione, rispondeva alla necessità di consentire la definizione del giudizio prima del provvedimento di aggiudicazione; ossia, in sostanza, a definire tempestivamente la platea dei soggetti ammessi alla gara, in un momento antecedente all’esame delle offerte e alla conseguente aggiudicazione.

Ne derivava l’impossibilità di attendere l’esito della procedura. Dopo l’abrogazione, invece, le imprese potranno attendere l’aggiudicazione per valutare l’utilità del contenzioso, anche alla luce del loro punteggio in gara, senza moltiplicazione di contenziosi (e di gravosi contributi unificati).

Il Decreto stabilisce che le disposizioni di modifica del Codice del Processo Amministrativo entrano in vigore a partire dai processi iniziati dopo l’entrata in vigore del Decreto Legge, e quindi dal 19 aprile 2019.

A partire da questa data, i vizi riguardanti la fase di ammissione ed esclusione dalle gare dovranno essere fatti valere nelle forme ordinarie, e pertanto, nel caso di ammissione delle imprese concorrenti, al momento dell’aggiudicazione.

Di conseguenza, per quanto concerne le gare in corso di svolgimento, non vi è più un onere di immediata impugnazione.

Resta il problema su cosa si intenda per inizio del processo: si ritiene che sia più corretto ricollegarlo alla data di notifica del ricorso, piuttosto che alla data di deposito.

A partire dal medesimo 19 aprile, inoltre, non dovranno più essere pubblicati sul sito della stazione appaltante i provvedimenti di ammissione ed esclusione dei concorrenti, prima dell’aggiudicazione.

Un rito a rischio di incostituzionalità, anche per i processi in corso

La Relazione del Governo, che accompagna il disegno di legge di conversione del decreto-legge 32/2019, chiarisce che il comma 4 ha lo scopo di sopprimere il c.d. rito super accelerato che al momento pende in Corte costituzionale e che è risultato, anche a seguito della consultazione pubblica effettuata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, una norma che rischia di comprimere il diritto di difesa ex articolo 24 della Costituzione.

Non solo. A mente del Governo, tali ulteriori oneri in capo alle imprese non avevano raggiunto l’obiettivo di accelerare le procedure di affidamento dei contratti pubblici.

Il dubbio è che anche per i processi in corso il rito superspeciale possa considerarsi non applicabile, almeno per quanto riguarda l’onere di immediata impugnazione delle ammissioni dei concorrenti.

In merito, nelle ordinanze 2018 nn. 138 e 141 di rimessione alla Corte Costituzionale, il TAR Puglia dubita della legittimità costituzionale dell’art. 120, comma 2 bis, primo e secondo periodo cod. proc. amm., limitatamente all’onere di immediata impugnazione dei provvedimenti di ammissione, per contrasto con gli articoli 3, comma 1, 24, commi 1 e 2, 103, comma 1, 111, commi 1 e 2, 113, commi 1 e 2 e 117, comma 1 della Costituzione e 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Per ciò che concerne la compatibilità con il diritto europeo, la Corte di Giustizia, ord. 14 febbraio 2019 C-54/18, si è pronunciata in senso affermativo.

Secondo il parere della Corte di Giustizia Europea, l’onere di immediata impugnazione per contestare ammissioni ed esclusioni, è conforme alle Direttive europee, solo se il provvedimento di ammissione/esclusione è stato comunicato insieme ad una relazione dei motivi pertinenti, tale da garantire che gli interessati siano venuti o potessero venire a conoscenza della violazione del diritto dell’unione europea.

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