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Accolti dal CGA i due ricorsi del Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino difeso dallo Studio Legale Petrucci. Annullati i provvedimenti di revoca del finanziamento del Festival di Morgana a valere su PO FERS 2007/2013

 

 

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con le sentenze nn. 766 e 767 del 22 agosto 2019 ha accolto il gravame proposto dallo Studio Legale Petrucci, in nome e per conto dell’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari di Palermo avverso le decisioni del TAR Sicilia – Palermo, che avevano confermato i provvedimenti impugnati, consistenti nella revoca della quota di cofinanziamento di provenienza comunitaria, per l’organizzazione di una manifestazione culturale.

In particolare, il Dipartimento del turismo, dello sport e dello spettacolo dell’omonimo Assessorato della Regione Siciliana aveva revocato i cofinanziamenti assegnati all’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari di Palermo, rappresentata dallo Studio Legale Petrucci, per l’organizzazione delle manifestazioni Festival di Morgana, edizioni 2009 e 2011, in esito alla partecipazione ai rispettivi bandi, per l’utilizzo dei fondi strutturali del PO FERS 2007/2013.

In entrambi i casi tale revoca, motivata con la fruizione, per quella manifestazione, anche di finanziamento “a regime” erogato dall’Assessorato regionale beni culturali e con la mancata tempestiva trasmissione (per quanto riguarda una delle manifestazioni) della certificazione del bilancio consuntivo ad opera di revisore legale dei conti, è stata impugnata dall’Associazione con motivi volti a contestare che la stessa era stata adottata ben oltre il termine di 18 mesi e comunque oltre un termine ragionevole dall’adozione dell’atto e sulla base di una motivazione erronea, non venendo in rilievo un finanziamento a regime, e comunque rilevando, ai fini dell’ammissione al finanziamento, che si trattasse di manifestazioni non integralmente finanziate da interventi pubblici a regime (ammettendosi, pertanto, il cofinanziamento a valere su altri fondi pubblici, su spese non duplicabili).

Il Giudice Amministrativo di primo grado, dopo aver affermato la propria giurisdizione sul rilievo che il principale motivo di revoca atteneva alla carenza ab origine di un requisito di ammissibilità al finanziamento, respingeva nel merito il ricorso argomentando che il provvedimento era stato adottato entro i 18 mesi dall’entrata in vigore (28.8.2015) della novella recata dall’art. 6, comma 1, lett. d) l. n. 124/2015, e, sebbene fossero trascorsi rispettivamente più di quattro anni (2011) e sei anni (2009) dall’assegnazione del finanziamento. Il TAR, motivava che il provvedimento si poneva quale atto sostanzialmente vincolato, essendo in re ipsa l’interesse pubblico ad un corretto uso delle risorse pubbliche, rispetto al quale il fattore “tempo” risultava recessivo e che il finanziamento erogato dall’Assessorato beni culturali costituiva un finanziamento a regime, in quanto erogabile periodicamente con cadenza annuale, non incidendo su tale qualifica la circostanza che, per l’erogazione della somma, occorresse una apposita istanza dell’ente beneficiario e l’effettuazione dei controlli della presenza dei requisiti per l’accesso ai contributi.

Avverso le superiori pronunce l’Associazione presentava con lo Studio Legale Petrucci appello innanzi al C.G.A.R.S. reiterando nel merito i motivi di ricorso, riproponendo la circostanza che il tempo decorso fra l’ammissione a cofinanziamento e i successivi provvedimenti di revoca, viziava questi ultimi per irragionevolezza, anche alla luce della vecchia formulazione dell’art. 21 nonies della l. n. 241/1990, nonché contestando i criteri di bilanciamento fra interesse pubblicistico e privatistico adottati dal Giudice di prime cure, considerato il legittimo affidamento del Beneficiario sia per il tempo trascorso sia per i controlli di I e II livello effettuati con esito positivo.

Sul punto, il Giudice del gravame si discosta dall’orientamento adottato dal TAR, precisando che “il fattore tempo è configurato dalla norma come limite – “entro un termine ragionevole”, nella precedente versione dell’art. 21- nonies l. n. 241/1990, “comunque non superiore a diciotto mesi”, attualmente – e  quindi, rileva di per sé, indipendentemente dal “peso” e dalla natura (finanziaria, urbanistica o altro) degli opposti interessi, che certamente rilevano nella valutazione complessiva, ma non sino al punto di assorbire ed elidere il limite che il legislatore ha inteso stabilire e, recentemente, rafforzare, in funzione dell’esigenza di certezza delle situazioni giuridiche”. 

IL C.G.A.R.S. inoltre, rammenta che nella vigenza della precedente formulazione dell’art. 21-nonies, la giurisprudenza ha elaborato i contorni del concetto di termine ragionevole con riferimento al consolidarsi di un legittimo affidamento del destinatario dell’atto pregresso circa la relativa legittimità.

Sulla base di tale definizione di “termine ragionevole” è stata ampiamente accertata la configurazione nel caso di specie del legittimo affidamento dell’Associazione nell’ottenimento del finanziamento – e soprattutto della sua legittimità -, dal momento che l’amministrazione basandosi su una semplice enunciazione (peraltro in una sua interpretazione restrittiva) della previsione del bando, a manifestazione realizzata, su controlli di primo livello e controlli finali per il saldo effettuati, ha ritirato le assegnazioni del finanziamento disposte rispettivamente oltre quattro e sette anni prima.

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